FLAT-TAX?

Citando “I tartassati”:

Io pago, tu paghi, egli paga, noi paghiamo, voi pagate,
ESSI RISCUOTONO!!!!!

Come rilanciare l’economia domestica? Come ridare vigore alla domanda interna?

La domanda interna risulta essere in proporzioni diverse il pilastro portante di quasi tutti i settori industriali, per primo il settore delle costruzioni.
Per rispondere a questi due interrogativi molti leader politici ultimamente propongono come soluzione a questi vitali interrogativi la “flat-tax”. Innanzitutto NON l’hanno inventata loro, risale addirittura al sistema dei decimi riportato nel Levitico! L’economista statunitense Milton Friedman la introduce nel 1962. E’ stata poi formalmente studiata nella sua forma più pura da Hall e Rabushka nel 1985.
Un’ultima considerazione: l’aliquota della Flat-Tax dovrebbe essere calibrata secondo la curva di Laffer, MAI arbitrariamente, ciò necessità di un’analisi empirica e un’indagine di mercato molto dettagliata e di estrema difficile interpretazione. Nel 1980 lo stesso Laffer sbagliò non avendo la necessarie evidenze empiriche, il Presidente degli Stati Uniti d’America Ronald Reagan abbassò quindi le imposte: l’effetto non fu quello previsto, il deficit esplose. Il premio Nobel per l’Economia Joseph E. Stiglitz l’ha definita, nel suo libro I ruggenti anni Novanta, “una teoria scarabocchiata su un foglio di carta”.
Se l’ideatore stesso non riuscì ad applicare la sua teoria… tuttavia, l’attuale riforma fiscale statunitense ha intrapreso lo stesso insidioso percorso trainando altri fugaci entusiasmi.

La flat-rate income tax è per definizione un’imposta sul reddito con un’aliquota marginale unica.
Naturalmente, maggiore è questa aliquota maggiore è il gettito e maggiori sono le possibilità di aumentare le deduzioni e la progressività per deduzione.
Per ovvie esigenze di impatto sociale, l’aliquota unica deve essere più bassa possibile e comunque inferiore alla più bassa aliquota marginale dell’IRPEF (nel caso del sistema tributario italiano).

Com’è noto la no-tax area in Italia è di circa 8000 euro. Riporto qui sotto dei dati che mi hanno colpito:

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L’inclinazione della tabella denota tutta la sua precarietà! L’aliquota più alta proposta del 23% conduce nella più ottimistica delle ipotesi ad un calo del gettito del -15,9%. Con la flat-tax più aggressiva al 15% si raggiunge una riduzione drastica del gettito del -45%.
Risultati drammatici per l’Erario e destabilizzanti per lo Stato.

 

L’uomo comune della strada potrà beneficiarne in qualche modo?

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Considerando l’ipotesi meno drastica con una flat-tax del 23% e una perdita del gettito di -24693 milioni di euro (-15,9%) l’impatto sull’indice di disuguaglianza di Gini aumenta dal 41,2% al 43,1% (tradotto: i poveri sono sempre più poveri e i ricchi sono sempre più ricchi). Il 40% dei contribuenti rimane comunque penalizzato dall’annullamento di tutte le attuali possibili detrazioni fiscali in essere (quindi l’uomo comune della strada, la persona comune, la classe medio/borghese), mentre per quanto riguarda il ceto dei ricchi: il 10% dei contribuenti più ricchi si arroga il 93% dei risparmi totali d’imposta superando anche la celeberrima legge di Pareto…

Risulta chiaro che la Flat-Tax è un approccio fiscale biblico costruito per favorire i ricchi a discapito della classe media.

In ogni caso, dove vengono reperite le coperture necessarie?
I sostenitori di questo approccio fiscale rimandano alla tanto declamata evasione fiscale italiana:
considerando i dati del 2015 (modello BETAMOD – Dipartimento di Economia Cà Foscari) l’evasione IRPEF risulta approssimarsi al 20% del reddito totale: 208,2 mld di euro.
Quindi recuperando parte di questa evasione tramite una flat-tax da paradiso fiscale del 15% si possono forse recuperare 70 miliardi e quindi base imponibile che fornirebbe circa 10 miliardi di gettito. Mancherebbero all’appello altri 75 miliardi di euro!!!!!

Solitamente, in questi casi, quando a conti fatti un’idea risulta economicamente irrealizzabile a priori, le coperture necessarie vengono reperite tramite tagli inaspettati alla Sanità, all’Istruzione, si eliminano altre agevolazioni come gli incentivi alle energie alternative, non si rinnovano contratti di categoria, si pospongono lavori di ordinaria manutenzione alle infrastrutture e ai trasporti trasmutandole alchemicamente in operazioni di straordinaria amministrazione, l’ambiente viene gestito completamente da madre natura e da chi ha meno scrupoli e maggior spirito d’iniziativa e ancora peggio la liquidità viene reperita ritardando i pagamenti della Pa ai suoi fornitori.

Come risvegliare quindi la domanda interna? Sicuramente non in questo modo, ma seguendo di pari passo quanto previsto da tutti i manuali di Politica Economica:
1 – abbassando gli scaglioni d’imposta,
2 – evitando di tagliare agevolazioni già in essere e quanto scritto poco sopra,
3 – aumentando la spesa pubblica in investimenti strutturali,
4 – attuando vere riforme strutturali di lungo termine,
5 – salvaguardando le esportazioni,
6 – penalizzando le importazioni.
7 – dando soldi alla gente (volgarmente parlando, Milton Friedman’s helycopter money?)
Sono pochissimi, noiosissimi principi… immutati da sempre.

Un divertente memo finale per il concetto chiave:

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